«Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». È questa la posizione espressa dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna al Corriere della Sera. «Hanno obiettivi che non condivido. Io – spiega l’esponente del governo – sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi».
Ma sulle dichiarazioni della Carfagna è bufera. «Come fa la Carfagna a sostenere che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali?», si domanda il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso. «Come comunità omosessuale – attacca Mancuso – avremmo tanto bisogno di un ministro delle Pari Opportunità che sia al corrente del ruolo che ricopre. Invece, dalle prime uscite ufficiali come ministro di Mara Carfagna abbiamo sempre più l’impressione che non sappia dove si trova». «Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive, perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta – aggiunge Mancuso -».
Arcigay chiede quindi un incontro alla Carfagna affinchè «il ministro possa emanciparsi dal ruolo di matrigna, distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli». Anche il giudizio del Pd sulla Carfagna è critico: «Il gaypride non è altro che una giornata di rivendicazione dei diritti delle persone omossessuali, credo che la ministra Carfagna farebbe bene a partecipare», suggerisce polemicamente al ministro per le Pari opportunità la sua collega del governo-ombra, la senatrice Vittoria Franco.
Sulla stessa linea il socialista Franco Grillini, leader storico di Arcigay, intervenuto ai microfoni di Ecotv:
«Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anzichè svolgere una positiva attività di governo». «Le sue sono solo due battutacce da bar – aggiunge Grillini – che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». Apprezzamenti alla Carfagna giungono invece dall’Udc. Il deputato Luca Volontè è netto: «Le stravaganti connivenze politiche con i sindacati gay di sinistra sono finiteè una buona notizia. Nell’ultimo anno – aggiunge Volontè – oltre ai patrocini per sfilate e baccanali fuori stagione, abbiamo visto sponsorizzare dalle istituzioni pubbliche mostruosità blasfeme di ogni tipo».
Il popolo omosessuale contro Mara Carfagna. Il neoministro per le Pari opportunità annuncia che non darà il patrocinio al Gay Pride nazionale, in programma a Bologna il 28 giugno, e contro di lei si scatena la moltitudine dei «diversamente orientati», più una nutrita rappresentanza dell’opposizione.
«L’omosessualità non è più un problema – dice la Carfagna al Corriere della Sera – oggi l’integrazione nella società esiste. I miei amici gay non mi descrivono una realtà così tetra nel nostro Paese, ma se l’unico obiettivo del Gay Pride è arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, non posso essere d’accordo. Sono pronta ad agire su casi concreti, però sono molti altri i problemi di pari opportunità: donne, disabili, anziani, bambini».
Una dichiarazione che dimostra, per il presidente nazionale di Arcigay, che il ministro vive «nel mondo delle favole». Aurelio Mancuso fa un mix di fiabe e paragona la Carfagna alla matrigna di Cenerentola, augurandosi «che un principe la baci e la svegli», come la Bella Addormentata. A questo punto, dice, Silvio Berlusconi deve chiarire la linea del governo. Le «battutacce da bar» del ministro, attacca il leader storico dell’Arcigay Franco Grillini, confermano «quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». Manuela Palermi del Pdci accosta le discriminazioni dei gay ai campi nomadi bruciati e ammonisce: «il nazismo cominciò così». E Vladimir Luxuria, ex deputata indipendente del Prc, accusa la Carfagna di guidare «un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta».
La titolare per le Pari opportunità reagisce, ribadendo al «signor Vladimiro Guadagno» che il suo ministero ha come priorità i problemi di chi «è veramente discriminato»: donne lavoratrici e madri, minori, anziani e portatori di handicap. E non si deve confondere «con l’ufficio stampa e propaganda del movimento lgbt». Dove la sigla sta per lesbiche, gay, bisex e transessuali. Luxuria non si arrende, e il botta e risposta prosegue: «Visto che sembra non vivere in questo mondo, la invito a scambiare innocenti effusioni sentimentali con un’altra donna in pubblico per rendersi conto che l’omosessualità continuerà a essere un problema finché è la società a crearci problemi». Barbara Pollastrini, che sedeva al posto della Carfagna nel governo Prodi, la avverte: «contrapporre diritto a diritto, dovere a dovere è quanto di più miope e ingannevole possa fare la politica».
Non sarà che la formula della kermesse dell’orgoglio omosex è vecchia e inefficace? Se lo chiede Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti del Pdl, a 8 anni dal World Gay Pride fatto a Roma, tra mille polemiche, nell’anno del Giubileo. «Non mi risulta che grazie a questo discutibile strumento siano stati risolti i problemi delle discriminazioni omofobiche. Sarà il caso di dare un’inversione di rotta e finanziare iniziative che si occupino realmente di combattere quelle violenze che colpiscono soprattutto la comunità glbt?». La sigla torna, ormai è nel lessico comune. Il Gay Pride è «una iniziativa censurabile, che non merita il patrocinio del ministero delle Pari opportunità»: concorda con la Carfagna Isabella Bertolini del Pdl. Opposto il parere di Vittoria Franco, ministro-ombra per le Pari opportunità del Pd: «Il Gay Pride non è altro che una giornata di rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali, la Carfagna farebbe bene a partecipare». Dicendo no, per Fabio Evangelisti dell’Idv, «in un sol colpo è riuscita a sconfessare il mandato del proprio ministero e i propositi della propria formazione politica». Ma anche nel Pd c’è chi, come Marco Follini, ha qualche dubbio: «Il Gay Pride è un diritto degli omosessuali ma il patrocinio non è un dovere del governo». Dal suo ex partito, l’Udc, Luca Volontè giudica «stravaganti critiche di sinistra e gay contro la corretta decisione» della Carfagna e le perplessità anche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sul «Pride carnevalesco».
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Pubblicato da liberalix 

