Eluana – la libertà e la vita

12 Gennaio, 2009

Libreria Rizzoli

di TOMMASO CERNO

«A Udine era tutto pronto, poi l’atto di Sacconi ha portato a nuove verifiche». Ma in un paese come l’Italia «arrivo a pensare che non ci sia un minimo di civiltà, poichè non lasciare attuare sentenze passate in giudicato è preoccupante per una nazione». E’ un appello quello che Beppino Englaro, il padre di Eluana in stato vegetativo da diciassette anni, ha lanciato ieri dagli schermi di RaiTre ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Papà Beppino rompe, dunque, il silenzio. Un silenzio che lui stesso aveva invocato, mai ascoltato dalla politica che ha continuato a fare polemiche sul caso Eluana. Ma lo fa senza entrare nello scontro. Le uniche parole critiche che pronuncia rispetto al dibattito nazionale sulla sospensione delle terapie per la figlia Eluana è riferito a chi, nei giorni scorsi, aveva parlato di una possibile nutrizione naturale per la donna in coma dal ’92. «Deliri», ha tagliato corto il padre, spiegando che mai da quel lontano 18 gennaio 1992 Eluana ha potuto nutrirsi. E che, al contrario, è tenuta in vita alla clinica Talamoni di Lecco da un’alimentazione forzata «che la Cassazione ha stabilito essere un presidio terapeutico – ha aggiunto Englaro – e in quanto tale soggetto al consenso informato, cioè alla necessità che il paziente sia d’accordo con la terapia». Una eventualità che Eluana aveva escluso, ha ricordato, come dimostra l’esito del lungo iter giudiziario che ha stabilito come la volontà della donna in stato vegetativo fosse quella di non subire cure a oltranza. «Oggi – ha continuato Beppino Englaro – sono trascorsi esattamente 6203 giorni dall’incidente stradale di Eluana. Noi sapevamo cosa voleva se si fosse trovata in tali condizioni di coma persistente, ma ancora non siamo in grado di rispettare la sua volontà nonostante siano stati percorsi tutti i gradi della giustizia». E questo perché dopo il via libera della clinica Città di Udine, che a dicembre ha sottoscritto il protocollo per la sospensione delle terapie curato dagli avvocati di Englaro Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, l’atto di Sacconi ha portato a un rinvio della decisione per «verifiche tecniche che sono ancora in corso». Lo stato vegetativo, ha aggiunto «non esiste in natura ma è lo sbocco possibile dei protocolli rianimativi. Questi protocolli Eluana li conosceva e non li accettava». La sentenza di Cassazione, aggiunge, «dice che nessuno può essere costretto a vivere senza limiti. Parliamo del sacrosanto diritto di lasciarsi morire, che è riconosciuto». Quanto alla scelta della via del diritto per affermare la volontà di Eluana, «la vera libertà – ha detto Englaro – è dentro la società e per noi è stato naturale scegliere la via del diritto e non altre strade. Quello che è mancato, invece, è la possibilità di venire incontro alle libertà fondamentali delle persone». E sul testamento biologico mira a «non creare situazioni di discrimine – conclude –. Deve essere una legge molto semplice e attenta, perchè i paletti ora posti non hanno senso».

Video intervista a Beppino Englaro a Che tempo che fa


Letture

30 Maggio, 2008

(Repubblica.it)

Si parla di Chiesa. Quella che passò attraverso gli anni di piombo. Quella del sequestro Moro e della dissociazione. La Chiesa e Cosa Nostra, la mafia devota e la religione “capovolta”. Ed ancora Chiesa e pedofilia, una delle pagine più nere della storia. E i conti in tasca al Vaticano per capire quanto ci costa la Santa Sede.

I costi della Chiesa. Da una serie di articoli a firma di Curzio Maltese su Repubblica, nasce La Questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani (Feltrinelli, 14 euro). Qualche cifra per capire. Un miliardo di euro dai versamenti dell’otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Mittente lo Stato italiano, destinatario la Chiesa cattolica. Senza contare vantaggi fiscali come il mancato incasso dell’lci. il totale si aggira sui 4 miliardi di euro. Una somma che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale.

Video integrale della presentazione del libro

La mafia devota. Sembrano mondi lontanissimi. Eppure tra mafia e religione, c’è un legame tutt’altro che tenue. Basta leggere La mafia devota di Alessandra Dino (Editori Laterza, 295 pagine, 16 euro) per rendersene conto. Per capire quante volte la mafia ha utilizzato e ancora utilizza simboli cattolici per legittimarsi e autoassolversi. Quasi che esistesse un Dio “privato” con cui negoziare “la salvezza della propria anima. Una sorta di religione “capovolta”, insomma. A cui, troppo spesso, la Chiesa risponde con sottovalutazione o limitando il problema ad un concetto di religiosità intimistico nel quale il mafioso è visto solo come “pecorella smarrita”. Perché c’è il Dio di padre Puglisi ucciso dalla mafia nel ‘93, ma anche la Chiesa che modifica il tragitto della processione di sant’Agata a Catania per arrivare sotto il balcone del mafioso uscito di prigione e rendergli omaggio. Un’ibridazione, come la chiama la Dino che, dopo aver parlato con molti sacerdoti siciliani. Ci sono parroci che “auspicano un intervento della Chiesa “in sinergia con lo Stato”, quelli che riducono il problema ad un concetto di religiosità intimistico e quelli, e sono la maggioranza degli intervistati, che non vedono la presenza mafiosa sul territorio come una minaccia diretta per la Chiesa. Alcuni segnali vanno, fortunatamente, in controtendenza. Ma una pronuncia chiara e diretta delle alte sfere ecclesiastiche, ancora stenta ad arrivare.

Chiesa e terrorismo. Per quelli che scelsero la lotta armata Camillo Torres, il prete guerrigliero, fu un punto di riferimento. Così come molti terroristi si formarono in ambienti cattolici, quelli più sensibili ai temi della giustizia sociale. Una “vicinanza” che trovò conferme durante i sequestri Sossi e Moro e nella scelta di Prima Linea che consegnò le armi alla Curia di Milano. Per chiudere con gli ex terroristi impegnati nel volontariato cattolico. Si chiama Parole, opere e confessioni. La Chiesa nell’Italia degli anni di piombo il libro di Annachiara Valle (Rizzoli, 262 pagine, 17 euro), un viaggio-inchiesta sul ruolo della Chiesa in una delle pagine più cupe della storia contemporanea. Dagli inizi, quando alcuni ragazzi “cresciuti negli oratori” decisero che l’unica strada possibile per cambiare le cose era la lotta armata. “Mi sono chiesto tante volte i messaggi che abbiamo dato – dice Don Ciotti nel libro – se e come aiutavamo la gente a saldare la terra con il cielo”. Poi c’è la vicenda Moro. La Chiesa che fa, o vorrebbe fare di tutto per salvare lo statista e quella che ferma ogni nuovo tentativo. Poi arriva il tempo della sconfitta del terrorismo. Il carcere, la dissociazione, il reinserimento nella società. E ancora una volta il ruolo importante della Chiesa. Quasi a chiudere un cerchio iniziato anni prima in tranquilli oratori di provincia.

Chiesa e pedofilia. Il più orrendo dei crimini. L’ombra peggiore sulla Chiesa. I silenzi, il dolore, le reticenze. Le parole delle vittime. Due dati, tra gli altri, che si possono leggere in Viaggio nel silenzio di Vania Lucia Gaito (Edizioni Chiarelettere, 273 pagine, 13 euro): in Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni molte di più. L’elenco dei sacerdoti condannati per pedofilia è disponibile. Nel libro vengono ricostruiti episodi e si fanno nomi e cognomi. Ma quel che si vuol capire è il perché. Partendo dall’educazione nei seminari. Ne viene fuori un quadro allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia. Le diocesi americane, dopo lo scandalo che le ha investite, hanno chiuso i seminari minori. In Italia continuano a essercene più di 100. E la testimonianza dell’ex sacerdote Alessandro Pasquinelli (che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia) accende i riflettori sul problema: “Ho l’impressione che nei seminari ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte”.

di Matteo Tonelli