La legge salva-preti

17 Giugno, 2008

(La Stampa.it)

Via libera alla norma salva-preti (pedofili e non)

È, per altro verso, assolutamente peculiare che il governo nella nuova normativa sulle intercettazioni, pensando forse ai reati di pedofilia ed alle relative, frequenti, indagini penali, si sia specificamente preoccupato di dettagliare che, quando emerge un reato nei confronti di un sacerdote, dev’essere immediatamente avvertito il vescovo, e quando emerge un reato a carico di un vescovo dev’essere avvertito il Vaticano.

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I cattolici non sono più quelli di una volta

12 Giugno, 2008

(Europa)

Non sono convincenti, le risposte e le proteste che sono partite dal Pd all’indirizzo di don Sciortino e dell’editoriale su Famiglia cristiana. Troppo difensive. La tesi del settimanale dei Paolini sul ruolo dei cattolici nel centrosinistra umiliato dall’alleanza coi radicali è troppo marginale, irrilevante, perché gli si debba rispondere sul medesimo tono. E siccome è evidente che il tema non riguarda solo i cattolici democratici, e neanche solo i cattolici tout court, c’è casomai un altro livello di discussione da intrecciare.

Partiamo da una premessa amara, ma sincera. Il punto di verità dell’editoriale di Famiglia cristiana: la crisi del ruolo dei cattolici democratici nella politica italiana, dopo esserne stati spina dorsale e punto d’equilibrio per decenni nella Prima e nella Seconda repubblica. È l’esito di una vicenda durata anni, di uno scontro che ha modificato, nell’arco di due pontificati, il rapporto fra le gerarchie e i cattolici impegnati in politica e nei movimenti. Man mano che la Chiesa si allontanava dall’interpretazione progressista del Vaticano II, veniva ritirata la delega concessa ai cattolici democratici perché costruissero mediazioni nella sfera politica. Mediazioni giudicate, al trarre le somme di una società fortemente secolarizzata, troppo al ribasso, perdenti.

La crisi del cattolicesimo democratico esplode dunque quando la Chiesa assume direttamente l’onere di contrastare la deriva secolarista e relativista, e chiama intorno a sé in obbedienza ordini e movimenti. Un fenomeno che la sinistra non ha visto, o meglio ha equivocato scambiandolo per un mero spostamento “a destra”, confermando alle proprie componenti cattoliche il mandato di coprire il fronte (è il modello di gioco abitualmente definito dalemiano). Un fronte che intanto non c’era più. Si parla dell’ex sinistra de, ma in fin dei conti il tentativo di Rutelli nella Margherita con l’operazione teodem ha replicato lo stesso schema, con persone diverse, diverse culture, ma analogo risultato deludente.

Qui però si apre il tema delicato e impegnativo delle responsabilità dei vescovi italiani. Verso la società italiana. Per quello che è diventata. Perché se sono stati bruciati i luoghi e gli interpreti della mediazione, e si è data per tanto tempo enfasi ai richiami tradizionalisti mettendo in guardia rispetto a ogni possibile “differenza”, poi è anche possibile che ci si ritrovi con l’Italia delle ronde non avendo fatto abbastanza per evitarla.

Se la Chiesa universale derubrica il dialogo interreligioso e accredita l’idea di esser tornata innanzi tutto Chiesa dell’Occidente, anzi guida spirituale dell’Occidente, si deve mettere nel conto che poi qua e là nel gregge non siano più soltanto le diversità sessuali a destare sospetto e allarme, ma anche quelle etniche e religiose.

Ingeneroso allora poi prendersela coi poveri cattolici del centrosinistra. L’Italia come è – incerta, timorosa, potenzialmente aggressiva -in quanti hanno contribuito a edificarla? Forse sarà di conforto sapere che c’è chi si mobilita contro le moschee e per avere al loro posto più chiese: anche ammesso che ciò aiuti la ripresa delle vocazioni, quali sono gli effetti collaterali di questa fiammata d’orgoglio? E lo diciamo sapendo bene come in Italia e nel mondo siano spesso soltanto la Chiesa e le sue organizzazioni a lavorare sulle marginalità e sulle esclusioni, con dedizione senza pari, in totale supplenza dell’inefficienza pubblica: qui però vediamo una schizofrenia col messaggio principale recapitato a più riprese nel dibattito pubblico, non una esimente.

Finisce la specificità italiana dei cattolici in politica, l’elettorato cattolico si omologa sempre di più all’insieme della società, e in modo non difforme da essa chiede ordine, valori, tradizione, sicurezza. Vota Berlusconi, ovvio. Il quale poi non si pone minimamente il problema di assegnare a una componente della destra la benché minima delega a rappresentare: in questo, si conferma più accorto e moderno del Pd di Veltroni (stupisce che sia stato proprio il Foglio a sollevare un problema stantio come quello della «assenza di cattolici nella compagine di governo»).

Gioisce papa Benedetto per il nuovo clima di dialogo. Fa bene. Anche la Cei affida al dialogo le speranze di ripristinare nelle istituzioni e nel paese un sistema di valori condivisi. Capiranno però che è difficile dialogare sotto le bastonate, soprattutto per chi le ha già prese dall’elettorato.

Noi che vorremmo un Pd più autorevole, più in sintonia con la domanda di valori e di missione che viene dagli italiani, proponiamo però a don Sciortino un’ipotesi di lavoro: prenda in considerazione la possibilità che anche il centrosinistra, come da tempo il centrodestra, abbia da adesso in poi una leadership totalmente laica, non più cattolica né adulta né bambina. La smetta di applicare un doppio standard, sempre troppo esigente con questi poveri cattolici impegnati a sinistra. Misuri alla pari le proposte e le politiche, i due sistemi di alleanze, il relativismo di questo e di quello. Insomma, tragga le conseguenze anche lui di questa vicenda storica che, intenzionalmente, ha portato a consumare la forza della testimonianza cattolica nell’agire politico. È un Italia così, tutti hanno contribuito a che fosse così: adesso tutti ci facciano i conti, senza scaricarli sugli altri.

Stefano Menichini


Il Giornale attacca la Bonino

11 Giugno, 2008

(Il Giornale.it)

Se è la Bonino a far la questua

Parlando ai vescovi italiani, il Papa si è compiaciuto per il buon clima che c’è in Italia tra gli schieramenti politici. Una semplice gioia pastorale nel constatare che una volta tanto non ci si scanna. Continuando a conversare ha poi auspicato il finanziamento pubblico delle scuole cattoliche. Una banale richiesta, già fatta mille volte dalla Chiesa. Invece, apriti cielo. La radicale Emma Bonino ha messo insieme le due cose e si è scagliata contro Ratzinger definendolo «patetico» per il mezzuccio usato. Secondo lei, avrebbe adulato la politica per battere cassa subito dopo. Sull’abbrivio, ha accusato il Papa di ingerenza e ha aggiunto che neanche gli ayatollah sono impiccioni quanto lui. Sarà l’effetto dei 60 anni che la biondina di Bra ha appena compiuto. Sta di fatto che ha dimostrato una siderale dose di strabismo. Lo stesso giorno in cui il Papa ha parlato, un altro esponente vaticano – l’arcivescovo Agostino Marchetto – aveva criticato il progetto del governo di considerare reato l’immigrazione clandestina. Questo sì, era un mettere i piedi nel piatto. Emma però non ha fiatato perché l’«ingerenza» migratoria le stava bene e soddisfaceva il suo spirito umanitario. Assodato che la biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all’opera nella recente campagna elettorale. L’intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una questua di posti e soldi. Per settimane, hanno dato i numeri. I radicali volevano nove poltrone, l’altro ne offriva sette, poi si sono accordati, poi le volevano «sicure» e questo e quello. Idem, sul finanziamento pubblico. Voglio dieci, ti offro cinque e così via. Finché Pannella, che un tempo digiunava per la fame nel mondo, ha fatto il Gandhi per gli strapuntini. Emma, dunque, ha perso l’occasione di guardare in casa sua e stare zitta. Se poi voleva prendersela per forza con qualche alta autorità mondiale, non aveva che l’imbarazzo della scelta. L’Iran di Ahmadinejad si adopera per la distruzione di Israele e l’Onu tace. Vada dal segretario Ki-Moon e gli dica due parole da par suo. Riempia di sberle Barroso che non reagisce agli anatemi degli ulema contro cittadini Ue, ecc. Se la prenda, insomma, con i laici che trascurano compiti vitali e lasci in pace un prete che chiede soldi per la propria scuola facendo esattamente il suo mestiere. Se no, corre il rischio, signora Bonino, di dare del patetico al prossimo, ma di essere personalmente penosa.

Giancarlo Perna


Famiglia Cristiana antidemocratica

10 Giugno, 2008

(Repubblica.it)

L’attacco di Famiglia cristiana al Pd

Dura presa di posizione del settimanale contro la leadership di Veltroni
“Una parte consistente dei cattolici del partito è stufa di fare la riserva indiana”

Acque agitate, in casa Pd.  Durissima presa di posizione di Famiglia cristiana, che invita Walter Veltroni a scrollarsi di dosso l’ala radicale e laicista, altrimenti finirà per perdere una fetta dell’ala cattolica.

Repubblica svela l’iniziativa dell’ex ministro degli Esteri. Che avrebbe illustrato al capogruppo socialista all’Europarlamento, Martin Schulz, la sua proposta: i deputati Pd aderirebbero al Pse come pattuglia autonoma, indipendente, ma federata, grazie a una modifica dello statuto che consentirà l’adesione di “partiti amici”. E mentre il portavoce di D’Alema smentisce, fioccano le reazioni: ad esempio, il deciso “no” di Rosy Bindi. O quello di Marco Follini, responsabile Comunicazione del partito: “Ipotesi lunare”, attacca.

Il dilemma di Veltroni. Il segretario nei prossimi tre giorni si dovrà occupare proprio di Europa e di Pse, essendo stato invitato a due conferenze (una a Berlino e una a Napoli) organizzati da Spd, Pse e gruppo del Pse a Strasburgo. Già oggi il leader Pd annuncia una soluzione a ridosso delle elezioni europee, parlando di un superamento delle vecchie ideologie per costruire un nuovo campo riformista anche in Europa.

L’attacco di Famiglia cristiana. Il settimanale cattolico non è certo tenero, con la leadership del Pd. E paventa addirittura una uscita di ex Dl dal partito: “Una parte consistente dei deputati dell’ex Margherita – scrive il giornale – si sta interrogando sul perchè della loro permanenza nel Pd, col rischio che possano prendere la stessa decisione degli elettori. Perchè dovrebbero fare la ‘riserva indiana’ nel Pd? Oltre che minoranza, sarebbero minoritari e insignificanti. Chi ha più sentito Bobba o la Binetti?”. Insomma: “Veltroni ha tradito le attese dei cattolici”. E si fa condizionare troppo dai radicali.

Le reazioni al settimanale. Le reazioni del Pd non si fanno attendere. Secondo Antonello Soro, capogruppo dei democratici alla Camera, “non fa un buon servizio ai cattolici, di cui si dice portavoce, un giornale che si esprime con una tale faziosità”. Anna Finocchiaro si dice stupita dalla durezza dei toni. Ma soprattutto, l’attacco del settimanale viene respinto con decisione dai cattolici del Pd. Luigi Zanda si dice “mortificato e addolorato per le anticipazioni di Famiglia cristiana sul Partito democratico e sul suo segretario”. Fioroni definisce l’editoriale “ingiusto e crudele”. Per Rosy Bindi quella di Famiglia Cristiana è “una posizione arretrata”. E perfino la Binetti si smarca: “Il mio impegno è dentro il Pd”.

Il caso Prodi. C’è anche un terzo argomento, ovvero la presenza dell’ex premier nel partito, a provocare un po’ di maretta. L’ex presidente del Consiglio, nonostante le richieste avanzate da Rosy Bindi sul tornare a incarichi nel Pd, non intende ornare sui suoi passi. Intanto tutta la ex area prodiana attacca la linea post elezioni del segretario, e chiede un’ammissione della sconfitta; mentre il quotidiano ‘Il Riformista lamenta un eccesso di “liquidità” del Pd. “Certo dobbiamo ancora riflettere molto sulla sconfitta elettorale” ammette la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, “ma la riflessione sulla sconfitta non implica la messa in discussione di Veltroni”.


A volte ritornano…

16 Maggio, 2008

(Adnkronos) – La volontà del Governo è quella di cambiare le linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Lo assicura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, intervenuto questo pomeriggio a Roma alla Giornata internazionale della famiglia 2008, organizzata dal Forum delle Associazioni familiari. “Il precedente Governo di centrodestra e la maggioranza parlamentare nel 2004 hanno approvato la legge 40 che – ricorda Giovanardi – è stata poi confermata dal referendum, quindi la volontà di questa maggioranza è quella di cambiare la circolare dell’ex ministro della Salute Livia Turco che non può, in quanto circolare, modificare la volontà del Parlamento italiano. Siamo – prosegue – in uno Stato di diritto, quindi decide il parlamento sovrano”.

Ricreare il dipartimento sulle tossicodipendenze smantellato due anni fa. Questa la dichiarazione di intenti del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, intervenuto questo pomeriggio a Roma alla ‘Giornata della Famiglia 2008′, organizzata dal Forum delle Associazioni familiari.


Avvenire: spiazzante la nomina di Capezzone a portavoce di Forza Italia

13 Maggio, 2008

(Corriere della Sera.it) Dura presa di posizione del quotidiano dei vescovi, L’Avvenire, contro la nomina, da parte del coordinatore di FI, Denis Verdini, di Daniele Capezzone a portavoce di Forza Italia. L’ex esponente radicale viene descritto come «impegnatissimo in una lotta senza quartiere contro la legge 40» e poi si sottolinea: «Il partito azzurro, proprio mentre si avvia a confluire nel PdL, si ritrova a mostrare di colpo un volto (Verdini) e una voce (Capezzone) inediti, inattesi e, su un piano politico-culturale, spiazzanti. Scelte che, anche alla luce delle ultime analisi sui flussi di voto, appaiono ostentatamente diverse e dissonanti rispetto alle convinzioni di tantissimi elettori, soprattutto cattolici, della prima forza del centrodestra. È davvero strano. E, fino a prova contraria, è allarmante».