Sela Duid, tennista ebreo, si ritira per lo Yom Kippur, rituale di espiazione

1 ottobre, 2017

Sela Duid, tennista ebreo, si ritira per lo Yom Kippur, rituale di espiazione

http://www.ubitennis.com/blog/2017/10/01/sela-forfeit-al-tramonto-ce-lo-yom-kippur-battaggia/

Sela, forfeit al tramonto: “C’è lo Yom Kippur” (Battaggia)

Sela, forfeit al tramonto: “C’è lo Yom Kippur” (Simone Battaggia, La Gazzetta dello Sport)

All’inizio tutti avevano pensato a un infortunio. Sul 3-6 6-4 0-1 dei quarti del torneo di Shenzhen, dopo che Alexandr Dolgopolov aveva mandato in rete il primo quindici del gioco, venerdì Dudi Sela si era avvicinato al giudice di sedia mostrando il polso destro. L’arbitro aveva subito chiamato il fisioterapista mentre l’israeliano, al suo angolo, iniziava già a sistemare la sacca e le racchette. Il fisioterapista, però, quel polso non l’avrebbe nemmeno sfiorato. Sela gli è andato incontro e ha iniziato a parlargli. Ha alzato il braccio, ma per indicare il cielo. Il sole era ormai tramontato, stava iniziando lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione. Per la religione ebraica, tra il crepuscolo e il comparire delle stelle nel giorno successivo non è ammessa alcuna attività che non sia di espiazione. E una partita di tennis, per quanto male possa andare, non rientra nella categoria delle espiazioni. Sabato, in Cina, il crepuscolo era previsto alle 18.12. Secondo il sito Vavel.com, Sela alla vigilia aveva richiesto l’anticipo della partita, la seconda del programma, ma gli organizzatori avrebbero rifiutato perché alle 14 volevano aprire con la sfida tra l’idolo di casa, il cinese Zhang Zhizhen, ed Henri Laaksonen. E quando quest’ultima partita è andata al terzo set – sarebbe durata 2 ore e 13 minuti —, Sela ha capito che il suo incontro sarebbe finito prima del crepuscolo solo se non si fosse andati oltre il secondo set. Dopo aver perso il primo, ha strappato il secondo convertendo una palla break, il tutto nel giro di un’ora e 13 minuti. Poi se ne è andato, otto minuti dopo l’inizio del terzo, rinunciando alla possibilità di disputare una semifinale che gli avrebbe fatto guadagnare 34mila euro. Dal torneo in Cina, comunque, Sela tornerà con 20mila euro e come n.69 del ranking, 8 posti più in alto della settimana scorsa. Sela non è il primo sportivo a sospendere il gioco o a rifiutarsi di scendere in campo durante lo Yom Kippur. Nel 1965 Sandy Koufax, lanciatore dei Los Angeles Dodgers, si rifiutò di partecipare a gara-1 delle World Series contro i Minnesota Twins. Rientrò in gara-2 e fu decisivo per la vittoria della serie a gara-7. Fu eletto Mvp e sportivo dell’anno da Sports Illustrated. Nel 2012 Boris Gelfand, il più forte scacchista israeliano, ottenne l’anticipo di un’ora della partita contro Shakhriyar Mamedyarov al Grand Prix di Londra. Notevoli anche i forfeit per motivi religiosi da parte di atleti cristiani. Jonathan Edwards, mito nel salto triplo — il suo 18.29 del 1995 resta primato del mondo —, non ha mai gareggiato di domenica; identica scelta per il rugbista Euan Murray, pilone della Scozia e dei lions negli anni Duemila.

 


9 febbraio, 2009

Ciao

Eluana


Appello per il diritto alla libertà di cura

13 gennaio, 2009

Rispettiamo l’Articolo 32 della Costituzione

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull’onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.

Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell’orientamento generale degli italiani.

Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.

Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.

Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.

Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.

Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.

Primi Firmatari

Ignazio Marino, chirurgo e senatore
Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio
Corrado Augias, scrittore
Bianca Berlinguer, giornalista
Alessandro Cecchi Paone, conduttore televisivo
Maurizio Costanzo, giornalista
Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL
Paolo Franchi, giornalista
Silvio Garattini, scienziato, farmacologo
Massimo Giannini, giornalista
Franzo Grande Stevens, avvocato
Marcello Lippi, Commissario tecnico della Nazionale italiana
Luciana Littizzetto, attrice e cabarettista
Alessandra Kustermann, medico, ginecologa
Miriam Mafai, giornalista e scrittrice
Vito Mancuso, teologo
Erminia Manfredi, regista
Simona Marchini, attrice e autrice
Rita Levi Montalcini, premio Nobel
Giuseppe Remuzzi, scienziato, immunologo
Stefano Rodotà, giurista
Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica
Umberto Veronesi, oncologo
Mina Welby, delegato municipale ai diritti civili
Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale

http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/


Eluana – la libertà e la vita

12 gennaio, 2009

Libreria Rizzoli

di TOMMASO CERNO

«A Udine era tutto pronto, poi l’atto di Sacconi ha portato a nuove verifiche». Ma in un paese come l’Italia «arrivo a pensare che non ci sia un minimo di civiltà, poichè non lasciare attuare sentenze passate in giudicato è preoccupante per una nazione». E’ un appello quello che Beppino Englaro, il padre di Eluana in stato vegetativo da diciassette anni, ha lanciato ieri dagli schermi di RaiTre ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Papà Beppino rompe, dunque, il silenzio. Un silenzio che lui stesso aveva invocato, mai ascoltato dalla politica che ha continuato a fare polemiche sul caso Eluana. Ma lo fa senza entrare nello scontro. Le uniche parole critiche che pronuncia rispetto al dibattito nazionale sulla sospensione delle terapie per la figlia Eluana è riferito a chi, nei giorni scorsi, aveva parlato di una possibile nutrizione naturale per la donna in coma dal ’92. «Deliri», ha tagliato corto il padre, spiegando che mai da quel lontano 18 gennaio 1992 Eluana ha potuto nutrirsi. E che, al contrario, è tenuta in vita alla clinica Talamoni di Lecco da un’alimentazione forzata «che la Cassazione ha stabilito essere un presidio terapeutico – ha aggiunto Englaro – e in quanto tale soggetto al consenso informato, cioè alla necessità che il paziente sia d’accordo con la terapia». Una eventualità che Eluana aveva escluso, ha ricordato, come dimostra l’esito del lungo iter giudiziario che ha stabilito come la volontà della donna in stato vegetativo fosse quella di non subire cure a oltranza. «Oggi – ha continuato Beppino Englaro – sono trascorsi esattamente 6203 giorni dall’incidente stradale di Eluana. Noi sapevamo cosa voleva se si fosse trovata in tali condizioni di coma persistente, ma ancora non siamo in grado di rispettare la sua volontà nonostante siano stati percorsi tutti i gradi della giustizia». E questo perché dopo il via libera della clinica Città di Udine, che a dicembre ha sottoscritto il protocollo per la sospensione delle terapie curato dagli avvocati di Englaro Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, l’atto di Sacconi ha portato a un rinvio della decisione per «verifiche tecniche che sono ancora in corso». Lo stato vegetativo, ha aggiunto «non esiste in natura ma è lo sbocco possibile dei protocolli rianimativi. Questi protocolli Eluana li conosceva e non li accettava». La sentenza di Cassazione, aggiunge, «dice che nessuno può essere costretto a vivere senza limiti. Parliamo del sacrosanto diritto di lasciarsi morire, che è riconosciuto». Quanto alla scelta della via del diritto per affermare la volontà di Eluana, «la vera libertà – ha detto Englaro – è dentro la società e per noi è stato naturale scegliere la via del diritto e non altre strade. Quello che è mancato, invece, è la possibilità di venire incontro alle libertà fondamentali delle persone». E sul testamento biologico mira a «non creare situazioni di discrimine – conclude –. Deve essere una legge molto semplice e attenta, perchè i paletti ora posti non hanno senso».

Video intervista a Beppino Englaro a Che tempo che fa


13 ottobre, 2008


Primo convegno laico promosso da Axteismo

29 settembre, 2008

Sabato 18 e Domenica 19 Ottobre 2008 inizio ore 9:00

Arpiola di Mulazzo (Massa Carrara) Palestra Comunale

a disposizione ampio parcheggio gratuito

Ingresso libero

 

Sabato 18 Ottobre mattina:

A causa delle distanze dei paesi da cui provengono i relatori

la scaletta del programma potrebbe subire variazioni negli orari

 

Giuseppe Carbotti

assistente sanitario

Contraddizioni nei Testi Sacri

 

Emilio Salsi

cristologo e autore del libro

“Giovanni il Nazireo detto Gesù Cristo e i suoi fratelli”

Analisi storico-critica dei vangeli

www.vangeliestoria.eu

 

Francis Sgambelluri

professore di lettere

autore del libro “L’Indifferenza divina – Il Testamento di Orazio Guglielmini”

Possiamo, oggi, ancora credere all’esistenza di Dio?

www.francis-sgambelluri.it

 

Gianni Marucelli

professore e presidente Federazione Nazionale Quadri

della formazione scientifica e della ricerca

L’ambiente nell’ottica di una crescita demografica incontrollata

 

Segue: Proiezione diapositive su “Il nostro regno la Terra”

 

Pausa Pranzo

Sabato 18 Ottobre pomeriggio:

 

Nunzio Miccoli

professore e autore dei libri “Il metabolismo cristiano” e “I fratelli siamesi”

Le repubbliche romane del medioevo

www.clerofobia.it

 

Giorgio Vitali

professore

La corruzione in Italia

 

Biagio Catalano

professore, autore del libro “Il Dio ignoto”

Storia dell’Inquisizione

www.alexamenos.it

 

Attilio Vanini

professore, discendente di Giulio Cesare Vanini

Giulio Cesare Vanini (Lucilio)

 

Segue: Proiezione sulle torture praticate dalla Santa Inquisizione

 

Domenica 19 Ottobre mattina:

 

Alessio De Angelis

studente di 14 anni, autore del libro “Giovanni il Galileo”

Origine delle religioni

www.ilritornodigesu.it

 

Ennio Montesi

scrittore e fondatore di Axteismo,

movimento internazionale di libero pensiero

Un cancro di nome religione

http://nochiesa.blogspot.com

 

Fiorella Di Stefano

dottore in lettere e studiosa in Storia delle religioni

I Catari

 

Giancarlo Tranfo

avvocato, cristologo, autore di

“La Croce di Spine – Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata”

I due Messia

www.yeshua.it

 

Pausa Pranzo

Domenica 19 Ottobre pomeriggio:

 

Sergio Martella

psicoterapeuta e scrittore, autore di

“Pinocchio Eroe Anticristiano”

“Il furore di Nietzsche – La nascita dell’eroe e della differenza sessuale”

Psicologia o religione.Una aporia non una convivenza

www.arte-e-psiche.com

 

Luigi Cascioli

cristologo e autore dei libri denuncia

“La favola di Cristo” e “La morte di Cristo”

La Chiesa, un gigante dai piedi d’argilla

www.luigicascioli.it

 

Roberto Romanella

Maria Spagna

attori teatrali di Roma

Recita: “La favola di Cristo”

 

Come arrivare al congresso

Ferrovia: da Stazione di Pontremoli ad Arpiola di Mulazzo, 6 km

Con mezzo proprio

per raggiungere Arpiola autostrada Parma-La Spezia uscita a Pontremoli

 

Pausa pranzo presso Ristorante Manhattan tel. 0187439900

adiacente alla Palestra Comunale di Arpiola di Mulazzo

convenzionato a 10 euro a pasto col seguente menù:

primo: pasta asciutta o lasagne, secondo: fettina o cinghiale, contorni vari

 

Per eventuale pernottamento segnaliamo gli alberghi:

El Caracol – Via Pineta, Mulazzo tel. 0187539707

La Gerla d’Oro – Loc. Montereggio tel. 0187839318

Il Rustichello – Loc. Crocetta tel. 0187439759

Park Hotel La Pineta – Loc. Gravilla di Groppoli tel. 0187850220

 

Informazioni sul Convegno:

Luigi Cascioli, tel. 0761910283 – info@luigicascioli.it

Axteismo, mobile 3393188116 – axteismo@yahoo.it

 

 

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

http://nochiesa.blogspot.com 

 

Considerato l’attuale gravissimo stato di censura e di manipolazione delle informazioni

da parte dei media, si invita alla massima pubblicazione e diffusione.

 

****

 

Richiedi gratis TUTTI i documenti disponibili, circa 60 mail,

in formato digitale scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

 

 

Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni

Movimento Internazionale di Libero Pensiero

Dateci spazio in Tv per parlare e la Chiesa chiuderà bottega.

CerchiamoFondazione o Università che sostengano studi e attività  

e Imprenditore-Editore che apra Tv satellitare libera.

Axteismo vive grazie alle vostre donazioni, certamente

sarà utile la tua piccola donazione di 25euro su PayPal

http://nochiesa.blogspot.com 

Per lasciti testamentari e donazioni di altro tipo prendere contatto.

Leggi le news anche degli altri mesi,

per aderire e informazioni:

axteismo@yahoo.it

tel. +39 3393188116

http://photos1.blogger.com/blogger/7629/1936/200/axteismo.4.jpg


La Corte d’appello civile di Milano autorizza il padre Beppino Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia, in coma da 16 anni

9 luglio, 2008

Ciao

Eluana


Buona estate!

9 luglio, 2008


Qui comando io…

23 giugno, 2008

(Il mattino di Padova)

Cacciato prima dell’inizio della celebrazione. E accompagnato da monsignor Antonio Mattiazzo fino alla porta della chiesa di San Bartolomeo. Gianni Biasetto, collaboratore del nostro giornale, era seduto insieme alla moglie su una delle panche laterali per assistere alla messa del presule, venuto a Monterosso per calare definitivamente il sipario sulla vicenda che ha coinvolto l’ex parroco della comunità. Poco prima delle 10 il vescovo entra in chiesa dal portone principale assieme al suo segretario-cerimoniere e al parroco di Monterosso, don Danilo Zanella. Viene applaudito dai fedeli. Giunto a metà della navata si ferma e, guardandosi attorno, chiede: «Dov’è Biasetto? C’è Biasetto?». In chiesa cala il silenzio.

Biasetto si alza e, passando tra i banchi, gli va incontro. «Lei deve uscire dalla chiesa», gli intima subito il presule. Il giornalista gli fa notare che si trova in chiesa per assistere alla messa, ma pronta arriva la replica. «In chiesa comando io, lei va fuori», ribatte autoritario. Mentre alle sue spalle compare un carabiniere, pronto a dare il suo supporto. Ma il presule accompagna direttamente Biasetto fino all’uscita, tenendolo per un braccio. E giunto alla porta della chiesa ribadisce ad alta voce, ammonendolo con il dito alzato a non rientrare. «Lei deve uscire, qui comando io». Con Biasetto escono anche tre fedeli. Uno è un componente il Consiglio pastorale, indignato per l’accaduto. «Mi sono sentito offeso ed umiliato – commenta Biasetto – Sono un cattolico praticante e quanto è successo mi imbarazza molto, in quanto sono stato additato come non degno di stare in chiesa davanti a tutta la comunità. La mia sola colpa, se lo è, è di aver fatto il mio lavoro ed aver scritto la verità».


La legge salva-preti

17 giugno, 2008

(La Stampa.it)

Via libera alla norma salva-preti (pedofili e non)

È, per altro verso, assolutamente peculiare che il governo nella nuova normativa sulle intercettazioni, pensando forse ai reati di pedofilia ed alle relative, frequenti, indagini penali, si sia specificamente preoccupato di dettagliare che, quando emerge un reato nei confronti di un sacerdote, dev’essere immediatamente avvertito il vescovo, e quando emerge un reato a carico di un vescovo dev’essere avvertito il Vaticano.

Leggi il seguito di questo post »


Quelli del famolo strano…perdonati

13 giugno, 2008

(Tgcom.it)

Il vescovo di Cesena e Sarsina ha perdonato la coppia sorpresa a fare sesso in un confessionale del duomo durante la messa delle 7 del mattino del primo giugno. L’atto di clemenza è giunto dopo un incontro chiesto dai due, lui 31 anni, lei 32, di origini bolognesi ma abitanti a Cesena, con il presule. I giovani si sono pentiti per l’atto e hanno chiesto scusa a mons. Antonio Lanfranchi, che aveva già celebrato una messa riparatrice.

Tramite l’avvocato Alessandro Sintucci la coppia – che è stata denunciata per atti osceni in luogo pubblico, turbamento di funzione religiosa, atti contrari alla pubblica decenza – aveva chiesto nei giorni scorsi un incontro al vescovo. Mons. Lanfranchi li ha ricevuti in Curia martedì in un colloquio durato un’ora.

“I miei clienti hanno chiesto scusa al vescovo – ha dichiarato il legale – e lui ha accordato il perdono. Secondo mons. Lanfranchi, la miglior condotta riparatrice è quella di guardare dentro a se stessi, capire dove si è sbagliato e trarne insegnamento per il futuro. I due ora si sentono meglio. Il ragazzo si è dichiarato cattolico, lei ha detto di non abbracciare nessuna religione. Quella domenica mattina – ha sottolineato l’avvocato – erano reduci dalla notte bianca e avevano consumato bevande alcoliche”.

Venerdi’ sera, il vescovo aveva celebrato in Duomo una “messa riparatrice” dopo l’atto sacrilego. In quella occasione, mons. Lanfranchi aveva affermato: “Non conosco i protagonisti dell’inqualificabile gesto. Vorrei portarli nel cuore come faccio con ogni cesenate, al di là di quello che esprime nella vita. Se li incontrerò li ascolterò, porrò domande, vorrò capire”.


I cattolici non sono più quelli di una volta

12 giugno, 2008

(Europa)

Non sono convincenti, le risposte e le proteste che sono partite dal Pd all’indirizzo di don Sciortino e dell’editoriale su Famiglia cristiana. Troppo difensive. La tesi del settimanale dei Paolini sul ruolo dei cattolici nel centrosinistra umiliato dall’alleanza coi radicali è troppo marginale, irrilevante, perché gli si debba rispondere sul medesimo tono. E siccome è evidente che il tema non riguarda solo i cattolici democratici, e neanche solo i cattolici tout court, c’è casomai un altro livello di discussione da intrecciare.

Partiamo da una premessa amara, ma sincera. Il punto di verità dell’editoriale di Famiglia cristiana: la crisi del ruolo dei cattolici democratici nella politica italiana, dopo esserne stati spina dorsale e punto d’equilibrio per decenni nella Prima e nella Seconda repubblica. È l’esito di una vicenda durata anni, di uno scontro che ha modificato, nell’arco di due pontificati, il rapporto fra le gerarchie e i cattolici impegnati in politica e nei movimenti. Man mano che la Chiesa si allontanava dall’interpretazione progressista del Vaticano II, veniva ritirata la delega concessa ai cattolici democratici perché costruissero mediazioni nella sfera politica. Mediazioni giudicate, al trarre le somme di una società fortemente secolarizzata, troppo al ribasso, perdenti.

La crisi del cattolicesimo democratico esplode dunque quando la Chiesa assume direttamente l’onere di contrastare la deriva secolarista e relativista, e chiama intorno a sé in obbedienza ordini e movimenti. Un fenomeno che la sinistra non ha visto, o meglio ha equivocato scambiandolo per un mero spostamento “a destra”, confermando alle proprie componenti cattoliche il mandato di coprire il fronte (è il modello di gioco abitualmente definito dalemiano). Un fronte che intanto non c’era più. Si parla dell’ex sinistra de, ma in fin dei conti il tentativo di Rutelli nella Margherita con l’operazione teodem ha replicato lo stesso schema, con persone diverse, diverse culture, ma analogo risultato deludente.

Qui però si apre il tema delicato e impegnativo delle responsabilità dei vescovi italiani. Verso la società italiana. Per quello che è diventata. Perché se sono stati bruciati i luoghi e gli interpreti della mediazione, e si è data per tanto tempo enfasi ai richiami tradizionalisti mettendo in guardia rispetto a ogni possibile “differenza”, poi è anche possibile che ci si ritrovi con l’Italia delle ronde non avendo fatto abbastanza per evitarla.

Se la Chiesa universale derubrica il dialogo interreligioso e accredita l’idea di esser tornata innanzi tutto Chiesa dell’Occidente, anzi guida spirituale dell’Occidente, si deve mettere nel conto che poi qua e là nel gregge non siano più soltanto le diversità sessuali a destare sospetto e allarme, ma anche quelle etniche e religiose.

Ingeneroso allora poi prendersela coi poveri cattolici del centrosinistra. L’Italia come è – incerta, timorosa, potenzialmente aggressiva -in quanti hanno contribuito a edificarla? Forse sarà di conforto sapere che c’è chi si mobilita contro le moschee e per avere al loro posto più chiese: anche ammesso che ciò aiuti la ripresa delle vocazioni, quali sono gli effetti collaterali di questa fiammata d’orgoglio? E lo diciamo sapendo bene come in Italia e nel mondo siano spesso soltanto la Chiesa e le sue organizzazioni a lavorare sulle marginalità e sulle esclusioni, con dedizione senza pari, in totale supplenza dell’inefficienza pubblica: qui però vediamo una schizofrenia col messaggio principale recapitato a più riprese nel dibattito pubblico, non una esimente.

Finisce la specificità italiana dei cattolici in politica, l’elettorato cattolico si omologa sempre di più all’insieme della società, e in modo non difforme da essa chiede ordine, valori, tradizione, sicurezza. Vota Berlusconi, ovvio. Il quale poi non si pone minimamente il problema di assegnare a una componente della destra la benché minima delega a rappresentare: in questo, si conferma più accorto e moderno del Pd di Veltroni (stupisce che sia stato proprio il Foglio a sollevare un problema stantio come quello della «assenza di cattolici nella compagine di governo»).

Gioisce papa Benedetto per il nuovo clima di dialogo. Fa bene. Anche la Cei affida al dialogo le speranze di ripristinare nelle istituzioni e nel paese un sistema di valori condivisi. Capiranno però che è difficile dialogare sotto le bastonate, soprattutto per chi le ha già prese dall’elettorato.

Noi che vorremmo un Pd più autorevole, più in sintonia con la domanda di valori e di missione che viene dagli italiani, proponiamo però a don Sciortino un’ipotesi di lavoro: prenda in considerazione la possibilità che anche il centrosinistra, come da tempo il centrodestra, abbia da adesso in poi una leadership totalmente laica, non più cattolica né adulta né bambina. La smetta di applicare un doppio standard, sempre troppo esigente con questi poveri cattolici impegnati a sinistra. Misuri alla pari le proposte e le politiche, i due sistemi di alleanze, il relativismo di questo e di quello. Insomma, tragga le conseguenze anche lui di questa vicenda storica che, intenzionalmente, ha portato a consumare la forza della testimonianza cattolica nell’agire politico. È un Italia così, tutti hanno contribuito a che fosse così: adesso tutti ci facciano i conti, senza scaricarli sugli altri.

Stefano Menichini


Il Giornale attacca la Bonino

11 giugno, 2008

(Il Giornale.it)

Se è la Bonino a far la questua

Parlando ai vescovi italiani, il Papa si è compiaciuto per il buon clima che c’è in Italia tra gli schieramenti politici. Una semplice gioia pastorale nel constatare che una volta tanto non ci si scanna. Continuando a conversare ha poi auspicato il finanziamento pubblico delle scuole cattoliche. Una banale richiesta, già fatta mille volte dalla Chiesa. Invece, apriti cielo. La radicale Emma Bonino ha messo insieme le due cose e si è scagliata contro Ratzinger definendolo «patetico» per il mezzuccio usato. Secondo lei, avrebbe adulato la politica per battere cassa subito dopo. Sull’abbrivio, ha accusato il Papa di ingerenza e ha aggiunto che neanche gli ayatollah sono impiccioni quanto lui. Sarà l’effetto dei 60 anni che la biondina di Bra ha appena compiuto. Sta di fatto che ha dimostrato una siderale dose di strabismo. Lo stesso giorno in cui il Papa ha parlato, un altro esponente vaticano – l’arcivescovo Agostino Marchetto – aveva criticato il progetto del governo di considerare reato l’immigrazione clandestina. Questo sì, era un mettere i piedi nel piatto. Emma però non ha fiatato perché l’«ingerenza» migratoria le stava bene e soddisfaceva il suo spirito umanitario. Assodato che la biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all’opera nella recente campagna elettorale. L’intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una questua di posti e soldi. Per settimane, hanno dato i numeri. I radicali volevano nove poltrone, l’altro ne offriva sette, poi si sono accordati, poi le volevano «sicure» e questo e quello. Idem, sul finanziamento pubblico. Voglio dieci, ti offro cinque e così via. Finché Pannella, che un tempo digiunava per la fame nel mondo, ha fatto il Gandhi per gli strapuntini. Emma, dunque, ha perso l’occasione di guardare in casa sua e stare zitta. Se poi voleva prendersela per forza con qualche alta autorità mondiale, non aveva che l’imbarazzo della scelta. L’Iran di Ahmadinejad si adopera per la distruzione di Israele e l’Onu tace. Vada dal segretario Ki-Moon e gli dica due parole da par suo. Riempia di sberle Barroso che non reagisce agli anatemi degli ulema contro cittadini Ue, ecc. Se la prenda, insomma, con i laici che trascurano compiti vitali e lasci in pace un prete che chiede soldi per la propria scuola facendo esattamente il suo mestiere. Se no, corre il rischio, signora Bonino, di dare del patetico al prossimo, ma di essere personalmente penosa.

Giancarlo Perna


Famiglia Cristiana antidemocratica

10 giugno, 2008

(Repubblica.it)

L’attacco di Famiglia cristiana al Pd

Dura presa di posizione del settimanale contro la leadership di Veltroni
“Una parte consistente dei cattolici del partito è stufa di fare la riserva indiana”

Acque agitate, in casa Pd.  Durissima presa di posizione di Famiglia cristiana, che invita Walter Veltroni a scrollarsi di dosso l’ala radicale e laicista, altrimenti finirà per perdere una fetta dell’ala cattolica.

Repubblica svela l’iniziativa dell’ex ministro degli Esteri. Che avrebbe illustrato al capogruppo socialista all’Europarlamento, Martin Schulz, la sua proposta: i deputati Pd aderirebbero al Pse come pattuglia autonoma, indipendente, ma federata, grazie a una modifica dello statuto che consentirà l’adesione di “partiti amici”. E mentre il portavoce di D’Alema smentisce, fioccano le reazioni: ad esempio, il deciso “no” di Rosy Bindi. O quello di Marco Follini, responsabile Comunicazione del partito: “Ipotesi lunare”, attacca.

Il dilemma di Veltroni. Il segretario nei prossimi tre giorni si dovrà occupare proprio di Europa e di Pse, essendo stato invitato a due conferenze (una a Berlino e una a Napoli) organizzati da Spd, Pse e gruppo del Pse a Strasburgo. Già oggi il leader Pd annuncia una soluzione a ridosso delle elezioni europee, parlando di un superamento delle vecchie ideologie per costruire un nuovo campo riformista anche in Europa.

L’attacco di Famiglia cristiana. Il settimanale cattolico non è certo tenero, con la leadership del Pd. E paventa addirittura una uscita di ex Dl dal partito: “Una parte consistente dei deputati dell’ex Margherita – scrive il giornale – si sta interrogando sul perchè della loro permanenza nel Pd, col rischio che possano prendere la stessa decisione degli elettori. Perchè dovrebbero fare la ‘riserva indiana’ nel Pd? Oltre che minoranza, sarebbero minoritari e insignificanti. Chi ha più sentito Bobba o la Binetti?”. Insomma: “Veltroni ha tradito le attese dei cattolici”. E si fa condizionare troppo dai radicali.

Le reazioni al settimanale. Le reazioni del Pd non si fanno attendere. Secondo Antonello Soro, capogruppo dei democratici alla Camera, “non fa un buon servizio ai cattolici, di cui si dice portavoce, un giornale che si esprime con una tale faziosità”. Anna Finocchiaro si dice stupita dalla durezza dei toni. Ma soprattutto, l’attacco del settimanale viene respinto con decisione dai cattolici del Pd. Luigi Zanda si dice “mortificato e addolorato per le anticipazioni di Famiglia cristiana sul Partito democratico e sul suo segretario”. Fioroni definisce l’editoriale “ingiusto e crudele”. Per Rosy Bindi quella di Famiglia Cristiana è “una posizione arretrata”. E perfino la Binetti si smarca: “Il mio impegno è dentro il Pd”.

Il caso Prodi. C’è anche un terzo argomento, ovvero la presenza dell’ex premier nel partito, a provocare un po’ di maretta. L’ex presidente del Consiglio, nonostante le richieste avanzate da Rosy Bindi sul tornare a incarichi nel Pd, non intende ornare sui suoi passi. Intanto tutta la ex area prodiana attacca la linea post elezioni del segretario, e chiede un’ammissione della sconfitta; mentre il quotidiano ‘Il Riformista lamenta un eccesso di “liquidità” del Pd. “Certo dobbiamo ancora riflettere molto sulla sconfitta elettorale” ammette la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, “ma la riflessione sulla sconfitta non implica la messa in discussione di Veltroni”.


Quando il Papa piace ai Laici

9 giugno, 2008

(Corriere.it)

di Pierluigi Battista

Questa volta Papa Ratzinger è piaciuto ai laici. E siccome è piaciuto ai laici, in quest’occasione non si sono sentite le consuete vibrate proteste contro l’indebita «interferenza » vaticana o contro l’inammissibile «intromissione » ecclesiastica negli affari di uno Stato geloso della propria laicità. Non un proclama. Nemmeno una voce, se non quella solitaria dei radicali cui, si sa, non difetta la coerenza.

Eppure i retroscena politici sono concordi nel riconoscere alla moral suasion esercitata dal Vaticano uno dei motivi che hanno indotto il premier Berlusconi, alla vigilia dell’incontro con Benedetto XVI, a sfumare la sua posizione sul reato di immigrazione clandestina. Del resto se, come sembra, i retroscena dicono il vero, non sarebbe una cattiva notizia. Che il capo del governo, su una materia anch’essa, come usa dire, eticamente sensibile, ascolti il parere di un’autorità morale come la Chiesa cattolica (per poi decidere in piena autonomia) è un segno di attenzione culturale non banale. Un’attenzione estesa ai pareri dell’opposizione, degli organismi internazionali, di tutto il mondo culturale su un tema così fondamentale per la dignità umana da richiedere sensibilità, una durezza mai disgiunta da un minimo di pietas, una soluzione pragmatica e non l’esibizione di un vessillo ideologico. Parlare con la Chiesa (come con tutti) dunque si può. Ascoltarne i suggerimenti (come quelli di tutti) non è in quanto tale sintomo di lesa laicità. Riconoscerne l’autorevolezza non è un segno di subalternità neoclericale.
Proprio il silenzio di questi giorni, se confrontato al clamore che ha accompagnato casi analoghi, significa però che il riconoscimento di un tale principio è soggetto alle volubili intermittenze della ragion politica.

Che il tener conto delle obiezioni della Chiesa per poi decidere nel pieno rispetto del carattere laico dello Stato è una regola buona solo a seconda delle convenienze. Se è infatti legittimo il monito cattolico sulla riduzione della semplice clandestinità a reato passibile di sanzioni carcerarie, come possono diventare illegittimi i suoi interventi su altre materie sulle quali lo Stato deve legiferare? Se la Chiesa dice la sua sul trattamento degli immigrati clandestini, o sull’amnistia, oppure sulla spedizione italiana in Iraq (su temi insomma sempre molto cari alla sinistra), è giusto fare attenzione, e se invece interviene sull’aborto, o sull’eutanasia, allora bisogna fermamente rintuzzare l’attacco allo Stato laico?
Questo doppio standard nasce dalla difficoltà di ammettere che non esistono leggi dello Stato eticamente «neutrali», sulle quali l’intervento della Chiesa sarebbe arbitrario, e altre così cariche di valori morali da permettere anche alla Chiesa di esprimersi. Il modo di trattare i clandestini o la difesa intransigente della pace avrebbero una valenza morale. Ma non l’aborto, l’eutanasia, rubricate a intangibile sfera dei «diritti civili » e, perciò, in quanto tali di esclusiva pertinenza della sfera laica. Invece il diritto di intervento culturale e morale da parte dell’autorità cattolica non può essere dimezzato, sebbene una regola molto semplice faccia fatica a imporsi in Italia: nella discussione sui valori che ispirano le leggi ogni voce è libera, ma nella decisione è invece libero lo Stato. Da oggi, forse, c’è una ragione in più per sostenerla.


Impotenti

8 giugno, 2008

(Corriere.it)

Codice di diritto canonico: Can. 1084 – §1. L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio.

Nozze vietate a viterbo

Quando la Chiesa esclude i disabili

Lui è semiparalizzato dopo un incidente, il vescovo di Viterbo nega il matrimonio

Se il «Padre Nostro» riesce a dire tutto in 56 parole, non ne sono bastate il quadruplo al Vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli. Il monsignore doveva spiegare perché ha rifiutato il matrimonio religioso a un ragazzo che, semiparalizzato in un incidente stradale, forse non potrà mai avere dei figli. Ha preferito evitarlo.

Il comunicato della Curia rivendica che la scelta è stata fatta con «attenzione e amore», «rispetto e discrezione». Che le «notizie di stampa circa decisioni ecclesiastiche e divieti in ordine alla celebrazione di un matrimonio debbono indubbiamente qualificarsi non solo come infondate, ma anche come un’operazione di sciacallaggio». Che «sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende né da discrezionalità di giudizio né da intenzionalità dei soggetti». Che «la riservatezza è d’obbligo e la privacy è diritto». Che «tutto è stato fatto nella condivisione sincera della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana». Perché sia stata presa quella decisione, una coltellata nell’anima di quel ragazzo di 25 anni già ferito nel corpo dallo schianto ai primi di maggio, non è spiegato affatto. Come non è spiegato perché, dopo avere ottenuto una lettera in cui i due giovani fidanzati confermavano per iscritto la loro volontà di sposarsi nonostante il colpo durissimo che avevano subito, monsignor Chiarinelli non abbia avvertito l’opportunità di ascoltarli di persona.

La sua risposta, ha scritto Arnaldo Sassi sul Messaggero, è stata «non possumus », senza tanti giri di parole, perché non è certa, da parte di lui, la capacità di procreare. «Impotenza copulativa ». I due ragazzi si sono sposati lo stesso, ieri mattina, nell’ospedale romano dove lui è ancora ricoverato. Matrimonio civile. Nel giorno stesso in cui erano state fissate le nozze prima di quel terribile incidente stradale. Hanno giurato di amarsi e rispettarsi nella buona e nella cattiva sorte, che già li ha messi alla prova. E dicono le agenzie che hanno levato il calice in un brindisi e tagliato la torta e sorriso tra parenti e infermieri. Dio li benedica. E’ un peccato, però, che il vescovo non abbia sentito il bisogno di spiegare meglio la scelta fatta. Non solo per quei due sposi respinti, ai quali resterà per tutta la vita l’amaro in bocca, ma per tanti credenti che, con tutto il rispetto per madre Chiesa magistra vitae e la sua secolare saggezza, faticano a capire.

Tanto più che la storia dei rapporti con la disabilità ha visto straordinari esempi di generosissima dedizione di preti e suore e cristiani al capezzale di chi soffre. Ma è stata segnata anche da una serie di incomprensioni e ostilità che, rilette con gli occhi di oggi, gelano il sangue. Basti ricordare come la deformità, nonostante grandi figure quali sant’Ermanno il Rattrappito (il quale era tutto storto, gobbo, incapace perfino di stare seduto ed era stato dai medici dell’epoca catalogato quasi come un demente, ma era un santo) sia stata per secoli associata al male, al peccato, all’offesa a Dio. E non si trattava solo di rappresentazioni iconografiche in cui Satana era storpio, orrendo, mostruoso. San Gregorio Magno, che aveva un’idea del corpo quale una specie di involucro ripugnante che ricopre l’essenza, era convinto che «un’anima sana non albergherà mai in una dimora malata ». Le leggende medievali bollavano i deformi come frutti del peccato e il « Malleus maleficarum », cioè quella specie di manuale di caccia alle streghe redatto nel 1486 dai domenicani Jacob Sprenger ed Heinrich Kramer, arrivò a ipotizzare che fossero concepiti in un rapporto carnale col demonio. Certo, la « Taxa camarae » di Leone X, il tariffario delle indulgenze dove si legge che «i laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre» e che «uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre», sarebbe un documento falso o per lo meno «aggiustato » per ragioni polemiche dai luterani.

Ma è lo stesso Catechismo Tridentino a disciplinare, a proposito dell’Ordine sacerdotale, che «non devono essere promossi agli ordini i deformi per qualche grave vizio corporale e gli storpi. La deformità ha qualcosa di ripugnante e questa menomazione può ostacolare l’amministrazione dei sacramenti ». Quest’idea dell’interferenza del Male nella disabilità, già presente in Dante quando parla dell’epilessia («E quale è quei che cade, e non sa como / per forza di demon ch’a terra il tira») è rimasta a lungo, purtroppo, conficcata nella carne stessa di tanti cristiani. Lo dice la delibera del IV Concilio del Laterano dove si rileva che «l’infermità del corpo a volte proviene dal peccato». Lo conferma il saggio dell’enciclopedia Treccani su «Infirmitas, terapia spirituale e medicina» dove si spiega che la malattia è per molto tempo «uno dei tria mala che caratterizzano la natura e la storia dell’uomo da quando Adamo, con il peccato, ha perduto per sé e per la sua progenie anche l’integrità del corpo di cui godeva».

«E’ l’operato diabolico che ingenera, favorisce e aggrava le malattie nervose, l’isteria, l’epilessia e la follia ma, come l’acqua santa del battesimo scaccia il demonio e lo stesso elemento, spruzzato “sui frutti della terra, sulle viti e sugli alberi, sulle abitazioni dell’uomo, sulle stalle e sulle greggi” è “rimedio e soccorso contro i malefici di Satana”» scrive Paolo Sorcinelli nel libro «Il corpo e l’acqua», «Ugualmente, nei casi delle malattie della psiche, insieme al medico va chiamato anche il sacerdote e le medicine, prima di venir sommi-nistrate, devono essere benedette e asperse con l’acqua santa». Certo, è cambiato tutto. E mille uomini di Chiesa hanno dato mille volte prova di avere oggi un rapporto con la disabilità generoso, spesso eroico e profondamente diverso dal passato. Proprio per questo, però, davanti a un episodio che ferisce due ragazzi già provati dal dolore come quei due sposini di Viterbo, uno si chiede: ma perché?

Gian Antonio Stella


Il salario dei parroci

6 giugno, 2008

(radicali.it)

da Corriere della Sera del 2 giugno 2008, pag. 25

di Sergio Romano

Non posso essere del tutto d’accordo con la risposta da lei data al lettore sul tema dell’otto per mille. Per una semplice constatazione. Nella sua analisi non ha tenuto conto della motivazione per la quale lo Stato italiano nel 1929 riconobbe una congrua ai sacerdoti. Mi riferisco all’esproprio dei beni della Chiesa operato dal neonato governo italiano in seguito alla caduta dello Stato Pontificio. I Patti Lateranensi furono una specie di concordato di pace tra Stato e Chiesa che giovava oltretutto ad entrambi. La congrua ai sacerdoti fu quindi una compensazione al valore dei beni sottratti alla Chiesa e non un benefit come si direbbe oggi. Se nel 1984 il governo Craxi avesse abolito tout court la congrua, avrebbe certamente operato un sopruso. Sarebbe stato come dire: «Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato». Non sono uno storico, tanto meno un accademico, pertanto posso avere espresso un giudizio inesatto. Mi sono solo affidato ai miei ricordi storici. Tuttavia se quanto da me ricordato ha un qualche fondamento sarebbe opportuno dare un giudizio più completo sul tema dell’otto per mille. Può gentilmente dire qualche cosa in merito ai lettori? Luigi Nale

Risponde Sergio Romano: Caro Nale, fra la confisca dei beni ecclesiastici e il pagamento della congrua non esiste alcun rapporto. Forse il miglior modo per rispondere ai suoi quesiti è quello di ricordare quali furono le tappe finanziarie dei rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa dopo l’ingresso dei bersaglieri a Porta Pia il 20 settembre 1870.

La soluzione adottata unilateralmente dal governo fu la Legge delle Guarentigie, approvata dal Parlamento il 13 marzo 1871. Furono definiti i poteri del Pontefice, le sue prerogative e gli impegni che l’Italia avrebbe assunto per consentirgli di esercitare le sue funzioni. Fu stabilito che l’Italia avrebbe rinunciato ad alcuni dei diritti che i sovrani avevano rivendicato e ottenuto nel corso dei loro secolari rapporti con la Chiesa di Roma: il controllo sulle leggi e sugli atti delle autorità ecclesiastiche, il giuramento di fedeltà dei vescovi, la preventiva autorizzazione del governo per la convocazione dei concili.

E venne promesso, infine, che lo Stato avrebbe corrisposto alla Chiesa, ogni anno, una dotazione pari a 3.225.000 lire. La Chiesa accettò di buon grado, pur senza dirlo esplicitamente, la rinuncia del potere secolare alle antiche pretese di molti sovrani europei, ma non volle accettare la dotazione. Vi era allora al vertice della Chiesa italiana la speranza che lo Stato dei Savoia avrebbe avuto vita breve e che la Santa Sede avrebbe riconquistato nel giro di qualche anno, con l’aiuto delle potenze cattoliche, i territori perduti.

Quando cominciarono i negoziati per la Conciliazione, dopo l’avvento di Mussolini al potere, esisteva quindi un irrisolto problema finanziario.

La somma delle dotazioni annuali non percepite e dei relativi interessi ammontava a 3.160.501.112,76 lire, ma i tempi della prescrizione avevano ridotto considerevolmente il debito dello Stato italiano.

I negoziatori concordarono una via di mezzo: 750 milioni in contanti e un miliardo di consolidato 5 per cento al portatore.

La congrua, tuttavia, non ebbe alcuna parte nella trattativa per la semplice ragione che lo Stato aveva cominciato a pagarla, di sua iniziativa, molti anni prima. Per comprendere quella decisione occorre ricordare che la classe dirigente dello Stato liberale considerava i parroci come una categoria a sé, diversa da quella delle Congregazioni e degli Ordini monastici. Mentre questi ultimi erano stati strenuamente anti-unitari, i parroci si erano dimostrati, soprattutto durante le due guerre del primo Novecento (la guerra di Libia e la Grande guerra), straordinariamente patriottici. Lo Stato colpì prevalentemente i beni degli ordini monastici e se ne servì per costruire le scuole e gli ospedali di cui il Paese aveva urgente bisogno. Ma considerò i parroci alla stregua di una funzione pubblica parallela, utile al benessere spirituale del Paese. E quando, nel 1984, ritenne, giustamente, che il pagamento del salario a un sacerdote non fosse compito del governo, si dette da fare per trovare un’altra formula.
Peccato che l’8 per mille sia anch’esso un aiuto di Stato e che la congrua rappresenti ormai soltanto un terzo della somma versata ogni anno alla Chiesa italiana.


Emma Bonino: il Papa? è patetico

5 giugno, 2008

(Il Giornale.it)

Il Papa parla bene dell’Italia e del suo governo? «Patetico» sentenzia Emma Bonino.
Parole dure da parte della radicale, da sempre in polemica con la Chiesa e con le sue gerarchie. Le sue critiche però di solito riguardano questioni etiche, diritti individuali e laicità delle istituzioni. Questa volta invece la condanna della Bonino suona del tutto personalistica e piuttosto gratuita.

L’ex ministro per il Commercio estero fa riferimento a un intervento del Pontefice pronunciato pochi giorni addietro davanti alla Conferenza Episcopale.
«Quando il Papa ha detto: ho il cuore pieno di gioia per il clima politico in Italia e poi subito dopo ha aggiunto che sarebbe più contento se si finanziassero le scuole private cattoliche, e gli ospedali cattolici. Non so trovare un altro aggettivo: l’ho trovato patetico», è la dichiarazione che la Bonino rilascia ai microfoni di Radio Radicale. Non paga di aver definito il Santo Padre «patetico» aggiunge: «Ho trovato una diminutio nel fatto che un grande leader religioso a vocazione mondiale nella riunione della Cei si dà come orizzonte l’Italia e questo passaggio della cronaca politica italiana». Poi, come se qualcuno potesse avere dubbi, precisa di «non essere cattolica» per questo la cosa la «infastidisce e basta» mentre se fosse cattolica allora sì che sarebbe «particolarmente irritata». Ma che ne sa la Bonino di che cosa irrita i cattolici? «Il leader religioso con un orizzonte globale sulla parola divina si pone in realtà come orizzonte (ben che vada) l’Italia, – osserva la radicale – anzi Roma e anzi la contingenza politica».

Dunque patetico il Papa e patetico pure chi lo apprezza, sempre secondo la Bonino che definisce «altrettanto patetici gli osanna di quasi tutto lo schieramento politico italiano». Talmente patetica la politica italiana da indurre la radicale a ricordare con nostalgia «gli anni vissuti nel mondo arabo, dove ci sono regimi teocratici, ma dove questa ingerenza così quotidiana, televisiva (ad ottobre avremo la Bibbia letta in diretta dal Papa), pur guardando spesso Al Jazeera o Al Manar, questa presenza così pervasiva non l’ho trovata. Mi ha fatto davvero impressione. Si va ben al di là dell’ingerenza, abbiamo un governo, poi un governo ombra e poi c’è un altro governo ombra ben più potente».
Insomma meglio l’Iran di Ahamadinejad della democrazia italiana. Commenti che suscitano l’indignazione del professor Rocco Buttiglione, Udc. «È vergognoso l’odio anticristiano di Emma Bonino. Paragonare il Papa a regimi islamici nei quali i cristiani sono perseguitati e talora messi a morte è possibile solo per una mente in cui l’ideologia viene a sopraffare ogni minima misura di buonsenso – dice Buttiglione -. La Chiesa non opprime nessuno. La Chiesa non interferisce, la Chiesa semplicemente parla a nome di quelli che condividono il suo pensiero, espone ragioni di cui tutti sono liberi di tener conto o non tener conto».


Eutanasia? (Ri)leggetevi il catechismo

5 giugno, 2008

(La Stampa.it)

di Arrigo Levi

Mi stupisce, anche se non sono forse la persona più adatta a parlare di questi temi, che il dibattito sull’«accanimento terapeutico» e l’«eutanasia» sia condotto senza che da nessuna delle due parti sia chiamato in causa il Catechismo della Chiesa Cattolica , articolo 2278 (cito dall’edizione del 2006 della Libreria Editrice Vaticana). Si direbbe che, oltre alla Bibbia, gli italiani non abbiano l’abitudine di leggere nemmeno questo testo, che vuol essere «esposizione completa ed integra della dottrina cattolica», emanato da Giovanni Paolo II, nell’edizione preparata da una Commissione Interdicasteriale costituita a tale scopo dal Papa nel 1993, e presieduta da colui che sarà suo successore, l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Dice dunque l’articolo citato, che si trova a pagina 608 del volume: «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».

La rinuncia a intervenire
È bensì vero che il precedente articolo 2277 afferma che «un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore» costituisce comunque un «atto omicida», anche se compiuto «in buona fede». Nel caso in discussione, quale articolo si deve applicare? Il discrimine tra i due articoli è in verità sottile, e a mio parere non privo di ambiguità. Nel caso della paziente di Modena, che ha rifiutato la tracheotomia, col consenso del giudice, sembra a me evidente che l’intervento avrebbe protratto per un periodo di tempo limitato la sua agonia, ma non le avrebbe salvato la vita. Si sarebbe trattato quindi di una procedura medica sicuramente «onerosa», per la paziente stessa, e «sproporzionata rispetto ai risultati attesi». Sicché la rinuncia all’intervento stesso, in base alla «ragionevole volontà» della paziente stessa, a suo tempo comunicata a chi di dovere, non mirava a «procurare la morte» della paziente, ma soltanto accettava «di non poterla impedire». E la rinuncia all’intervento era una «rinuncia all’accanimento terapeutico».

L’interpretazione corretta
A mio avviso è questa l’interpretazione corretta del dettato del catechismo, quale emerge peraltro dall’intervista concessa alla Stampa dal vicario episcopale di Bologna, monsignor Nicolini; secondo il quale «la dottrina è importante ma la compassione e la misericordia non lo è di meno», talché «è difficile rifiutare al singolo il diritto al rifiuto informato delle cure»; e che abbia in questo caso avuto torto il cardinale Giovanni Battista Re, anch’egli intervistato dal nostro giornale, che ha giudicato il tragico epilogo di vita della signora Vincenza Santoro Galani come «il primo caso di morte a comando». Il mio giudizio, ovviamente, vale per quel che vale. Non sono io in grado di dire con assoluta certezza chi, fra i due illustri prelati, abbia torto, e chi abbia ragione. Trovo comunque lodevole che sia stata da noi resa pubblica questa divergenza d’opinione, che può dare il via a un utile dibattito all’interno della Chiesa stessa. Quanto a me, mi tengo all’articolo 2278, che mi è sembrato opportuno ricordare in questo caso, visto che non l’ho mai visto citato da nessuno in casi analoghi, e perché mi sembra convalidi, da una prospettiva rigorosamente cattolica, il giudizio, che condivido, di Michele Ainis, apparso sulla Stampa di venerdì, fondato sui nostri dettati costituzionali e sulle nostre leggi. Ma non nego che la lettura delle 982 pagine del catechismo è un esercizio un po’ faticoso, e forse poco diffuso. Ma è consigliabile, utile e istruttivo.


Hand of God di Joe Cultrera

4 giugno, 2008

(Anticlericale.net)

Paul Cultrera è stata una delle vittime di padre Joseph Birmingham a Boston. Il film “Hand of God”, diretto da Joe Cultrera, racconta la sua storia, l’abuso subito, la vergogna e il senso di colpa che si è portato dentro tutta la vita, finchè non è riuscito, aiutato dall’amore di due donne a lui molto vicine a liberarsene. Il film ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti all’estero, tuttavia nessuna distribuzione.

Il film su video.google

Il sito del film